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lunedì, 13 ottobre 2008 Circo Banana
Diversi e viviamo lontani. Scappiamo, ci rincorriamo, come bestie rare ci lasciamo fotografare. Le forme sbagliate, il numero sbagliato, quello suggerito, le malattie. Metterò da parte ogni paura, toccherò il cuore e se avrò vergogna per dieci minuti non mi farò vedere. domenica, 31 agosto 2008 Numeri
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venerdì, 29 agosto 2008 Sicilia
01. Decibel, blu del mare e isole nere. Il mare ha una certa età, il blu si riflette sullo scafo, il traghetto chiude la bocca e si allontana dalla penisola. Flutti, sono emozionato. La ragazza più bella della carrozza era qui per il suo amore, ma lui l'ha lasciata con una telefonata durante il viaggio. I pianti, i pianti, quindici minuti di traversata e lei persa nel blu con gli occhiali da sole grandissimi che nascondevano le lacrime che si perdevano nelle onde. Mi chiedo se dovrei dirle qualcosa o lasciarla in questa cattiveria così spavalda. La madonnina al porto di Messina proteggerà anche lei. Le chiese spiccano in alto dalle altre costruzioni. Manovre di riposizionamento, passa più di un'ora. Mi accorgo guardando il mare all'altezza di Milazzo delle Eolie, la prima isola che vedo è Vulcano, poi Lipari e Salina. La costa settentrionale è abbastanza omogenea, non ci sono molti bagnanti. Termini Imerese me l'immaginavo così, con la centrale elettrica Ettore Majorana che domina tutto il paesaggio. Un signore durante l'intero viaggio racconta le sue imprese nel mondo e di come sia a conoscenza delle cose, un fanatico gentile che vanta le esclusività delle ricchezze sicule e si contraddice preferendo i formaggi lombardi. Allegoria dei personaggi sui treni, tanto meglio lui che i quattro mocciosi nello scompartimento affianco che cercano di spaventarmi. Palermo, una stazione poco affollata. Piazza Giulio Cesare mi fa sentire in una città moderna come quelle del nord. L'Italia non è così troppo diversa da come qualcuno dice nei media. Max viene a prendermi con la Vespa e attraversiamo tutta la città da Via Roma. I giardini, le case molto belle con uno spiccato gusto eccessivo che da carattere. Usciamo dalla città e attraversiamo campagne di mandorlo. Mondello ha una pulizia delle strade minuziosa, nemmeno l'erba è fuori posto sui bordi della strada e nelle aiuole. Casette in stile racchiuse da alberi, fiori e popolarità. Menomale che in tv avevano decretato l'emergenza rifiuti. Un quartiere bijoux a vederlo così. Poche ore di riposo e ci dirigiamo a Capaci. Il cartello sul lungomare segna il termine in rosso di Isola delle Femmine e a poco dalla costa spicca un isoletta dove ci portavano le streghe. Non ci si sta dalla moltitudine di persone, giovani in tenda ad aspettare il ferragosto, ma anche famiglie con bambini piccoli e vecchi in bermuda. Prendiamo dei panini classici per sfamarci e cerchiamo un posto sulla spiaggia per stendere gli asciugamani e sederci. Dopo qualche minuto mi la voce dello speaker annuncia che sul palco di fronte ci sarà un con certo. Poco dopo esce uno che si sente il Re del'Hip Hop, canta una canzone che dovrebbe essere di protesta, ribellione e accusa per ciò che succede in Italia, ma secondo me dice solamente come stanno le cose normalmente e trovo che questi ultimi lavori siano studiati al tavolino per accontentare la popolarità con i luoghi comuni. Un operazione di marketing ben riuscita e le persone alzano le mani in aria. L'atmosfera è di gioia e anche se mi fa schifo questo tizio e quello dopo che per tutta la notte passa musica minimal house, sono contento e ad un certo punto riesco pure a fregarmene di tutto e a dormire. Quando mi sveglio il dj passa l'ultimo pezzo, i miei amici sono collassati dall'alcol e dormono, alcuni sono scomparsi per le effusioni amorose. C'è Harpa, la ragazza Islandese amica di Max che mi sorride. Si fa l'alba e torniamo a Palermo per riposarci. 02. Sbarco, mostra, madonna e cannone. Strada statale 624, attraversiamo la Sicilia verso sud. La strada si arrampica e lascia il panorama sulla città di Palermo. Iniziano i monti dalle rocce rosse. Non ci sono pendii estremamente scoscesi, sembra una falsa pianura cosparsa di grano tagliato, vitigni e file di meloni. Una serie di curve e cemento vistosamente in abuso. Appena si passa nella provincia di Agrigento la strada tutto ad un tratto assume lunghi tratti rettilinei, il cemento rimane in esubero, ma dura poco, arriviamo a Sciacca. Prima sosta si fa al mare, la cosa che noto di diverso sono le Posidonie sulla spiaggia, stiamo poco, in paese c'è la festa. Un arco mi accoglie e la prima impressione del paese è bella. Antico che rimane contemporaneo restaurato. Nell'ex chiesa c'è una mostra fotografica sugli americani in guerra, le foto sono molto belle. Al piano di sopra ci sono due mostre di arte contemporanea, una obsoleta e l'altra è un riassunto di Sardine ideografate appiccicate su tele, reti da pesca, pannelli e oggetti nuveau realisme. La basilica barocca, le strade in fermento, ecco la madonna sorretta dai marinai che va in processione con la banda al seguito. Tutti che scattano foto. Popolazione che applaude l'immane sforzo e prodezza degli uomini. Prendo il primo dolce tipico, un cannolo alla ricotta e mi siedo sotto un albero ad ascoltare l'uomo con la barba che scrisse "Rimmel". Fuochi d'artificio sul mare, andiamo a dormire sulla spiaggia che è affollata anch'essa di ragazzi e musica da ballo. I falò colorano gli scogli, piscio sul mare e mi rannicchio. 03. Via Maqueda, neo melodico. Viale della Libertà, Politeana, Via Ruggero Settimo, Teatro Massimo e percorriamo Via Maqueda fino ai quattro canti, dove sono le stagioni, qui nasce la città di Palermo nel suo andamento di strade perpendicolari. I negozi con le insegne arabe affianco alle costruzioni analoghe da un'impressione unica, sembra di essere catapultati in una dimensione tutta a se. Ci si perde nella città, nei suoi livelli differenti nei sali e scendi minimi di scale e si entra nel cuore con le bancarelle di cibi locali i muri borbonici tinti dal sole di mattina e le canzoni neo melodiche. 04. I giganti. Pago 11 euro e torno a Messina in 3 ore e mezza. Alessandro viene a prendermi. Ci riposiamo a casa ascoltando le produzioni fatte in questi ultimi mesi che non ci vediamo. Presto ci viene fame e scendiamo a mangiare le bontà fritte. Arancino al ragù, Pitone prosciutto e formaggio e mozzarella in carrozza, una botta al cuore. Scendiamo in centro. La chiesa ha un campanile bellissimo con gli automi che raccontano una storia. Nella piazza ci sono i giganti, un uomo e una donna a cavallo di dimensioni enormi che vengono trasportati per la città e una torre barocca con la madonna che viene sorretta da uomini. Incontriamo degli amici e ci dirigiamo in zona faro. Proprio sotto l'elettrodotto che portava l'elettricità in Sicilia, adesso reperto di archeologia industriale illuminato, è veramente bello. Alle sue pendici c'è un locale che intrattiene con musica mista di moderno indie alla moda e rock anni settanta per accontentare tutti, le persone sono simpatiche, si fa amicizia, ma tutto finisce presto e quindi si torna in centro a prendersi la granita con brioche. Messina la trovo molto bella, urbanisticamente simile al mio spirito di antico e moderno che dovrebbero convivere. Ci sono dei tratti sommersi che si perdono nel tessuto costruttivo del terremoto e del costruito sulle macerie, punti medievali e sentimenti neo classici affiancati. Si trovano anche angoli romantici fino ad arrivare alla porta razionalista del porto. Prendiamo sonno. La mattina seguente mi alzo di buon ora e mi metto ad addolcire il risveglio dal terrazzo che domina un panorama meraviglioso sullo stretto, sul mare, Reggio Calabria e l'Aspromonte. Ascoltiamo tutto il giorno dischi antichi e iniziamo a registrare la canzone che ci eravamo promessi da tempo di fare insieme, si chiama "Pettegolezzo". 05. Costa Orientale. Barocco, vetro e lamiera in città. Barche ormeggiate a Taormina, traffico bloccato, sembra di essere nelle Cinque Terre e Costiera Amalfitana insieme, turismo in chiave internazionale, ma nonostante tutto non si perde la peculiarità locale. Ecco le Isole dei Ciclopi, sono fantastiche. Nuvole sull'Etna. Esco dalla stazione e mi ritrovo a Catania. Stato anarchico in questa città, chiedo delle informazioni per raggiungere il Duomo, mi danno un numero di autobus che per partire impiega 40 minuti e poi si fa tutto il giro della città per riportarmi al punto di partenza in un'ora e mezza. In realtà dopo aver Comperato la cartina a piedi c'ho messo 10 minuti per arrivarci, ma in compenso mi son visto gran parte della città post boom economico. Catania è una città che si nasconde. Sussistono parti storiche barocche di case coi muri neri, palazzi in vetro e sotto di essi baracche in lamiera. Contro cultura, anarchia, eccesso e sfarzo. Il mercato è qualcosa di mai visto in vita mia, odori forti di carne, pesce e frutta profumatissima. Non una parola d'italiano. Mi sentivo in un'altra nazione, mi ci dovevo abituare, ma è bastato poco per capire l'accento e le cadenze del linguaggio. Incontro Marco e Irene che giravano la Sicilia come me e ci mettiamo a passeggiare cercando gli angoli più oscuri e intimi per mangiare qualcosa di rustico come la Cipolletta. Ad un certo punto intersechiamo Via Antonio di Sangiuliano, forse la strada più bella di Catania, con il suo scendere rettilineo lungo un km e mezzo di piante fiorite che finisce con l'orizzonte sul blu del mare. Torniamo nelle zone del passeggio: Via Etnea, Piazza Stesicoro e Corso Sicilia. Una città contemporanea, in tutti gli aspetti. Ci viene l'idea di inventare una festa di capodanno, di trasferirci qualche mese. Catania mi ha dato una sensazione diversa di città che non conoscevo. Le voglio bene. martedì, 29 luglio 2008
Confidenza
Qualcosa non va, non va in me, non va nella città. Ho provato a piangere, non ci sono riuscito e oggi c'ha pensato il cielo per me. Qualcuno mi porti via, mi baci, mi tenga abbracciato sussurrandomi parole cattive affinché io odi me stesso. lunedì, 30 giugno 2008 Nave di panna, nave d'argento, caramelle dolci e via col vento,
inseguendo il sogno di ognuno, la stella, la fine dell'orizzonte. Ti
chiamo ammiraglio e devo andare, mi lascio trasportare dalle onde del
mare. Cime tirate, reti, pesci. Paura di te, paura a guardarti. Tremo di
forza da spaccarti il muso. Lavoro di marinaio su quel battello bucato
che sbuffa fumo. Sirene al porto. Guardo il faro, una petroliera,
ormeggi, tu che torni. Vento forte, dolore ai denti, stringo le mascelle.
Oggi con la testa sono in un'altra città, ho pane e un vestito nuovo,
quattro soldi da bruciare in scommesse per vivere. Voglio le foto
gotiche, coi sorrisi isterici, mondi incantati nelle favole e nelle storie
antiche, scrigni con bottoni in madreperla. Chiudo gli occhi ascoltando
il vento e il rumore impercettibile delle onde, cercando di
concentrarmi su quell'attimo ed immaginando di essere chissà dove
invece che sentire il puzzo di pesce marcio e i vapori acri. Si avvicina
l'ora del té, della cioccolata. Mi nutrirò poi farò un giro tra le foglie, c'è
un viale preferito.
mercoledì, 26 dicembre 2007 Mi
dici: il mondo quanto è strano e le strade sono affollate,
se ho voglia di un caffè al bistrò di viale Europa, che quando è autunno ti piace passeggiare e adesso è quasi tempo per andare al mare, ma per le maglie leggere fa ancora troppo freddo. Vorresti le scarpe nuove, ma i prezzi sono da pazzi e quando andrai a Milano le cose belle le prendi a meno e trovi una borsa anche per me. Non ti ho toccata, ne ora ne mai, ma ho lasciato parole dalle lettere candide sulla tua bocca e nelle mani stringo un desiderio per non farlo scappare. Luci sui palazzi, una pubblicità: città lontane per i giorni d'estate. San Pietroburgo ti va? Non ci sono mai stato. sabato, 18 agosto 2007 Quella storia non vera è finita con un viaggio, in cui cercavo compagnia, l'ho chiesta a te, non ti è sembrato importante e son partito da solo, ero solo e innamorato. E non avevo più voglia di fingere di far l'amore, di giocare agli amanti senza guardarsi negli occhi, avevo solo voglia di averti con me, di stare con te. Un giorno ti chiederai delle mie assenze e dei silenzi, ti chiederai perché non ci vediamo più, nemmeno per caso e con chi sono adesso a fare l'amore. |
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